FEDERAZIONE PSICOLOGI PER I POPOLI

Regione Friuli Venezia Giulia


CHI SIAMO
La Federazione Psicologi per i Popoli rappresenta le associazioni di volontariato degli psicologi delle regioni Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Sicilia, Sardegna, Campania e Abruzzo che sono attivi nelle aree dell'emergenza, della cooperazione internazionale e della tutela dei diritti umani.

Attraverso risorse di tipo prevalentemente professionale le Associazioni di Psicologi per i Popoli si propongono di testimoniare in Italia o all'estero, con azioni e strumenti della psicologia, la solidarietà nei confronti di singoli, gruppi o popolazioni in grave stato di bisogno per calamità, guerre, sottosviluppo, migrazione, negazione dei diritti umani, indipendentemente dalla lingua, dalla religione, dall'etnia, dalla cultura e dal sesso.

Psicologi per i Popoli - Federazione è stata iscritta nell'Elenco delle Organizzazioni di Volontariato del Dipartimento della Protezione Civile (DPR 194/01), “a seguito dell'espletamento delle procedure previste dall'art. 1, comma 4 del DPR 194/01, preso atto della capacità tecnicooperativa di codesta organizzazione”. È altresì autorizzata “all'uso dell'emblema” nazionale della Protezione Civile (comunicazione della Presidenza del Consiglio, Dipartimento della Protezione Civile di data 25.febbraio 2008).

VISION
Lezioni apprese e raccomandazioni in ambito di psicologia dell'emergenza: Linee di indirizzo
L'esperienza sul campo degli psicologi dell'emergenza, condivisa dalle Associazioni Regionali di Psicologi per i Popoli, lo studio di teorie e modelli in ambito di formazione, il confronto con professionisti di altre nazioni, hanno avviato una riflessione che si è tradotta in una linea di indirizzo per l'intervento in emergenza suddivisa in 8 punti, ai quali devono ispirarsi gli psicologi delle nostre associazioni. Si tratta di un percorso avviato ma non concluso, aperto a sempre nuovi approfondimenti e teorizzazioni.

  • La sofferenza non è una malattia
  • Il lutto deve fare il suo percorso
  • Un po' di pudore da parte dei mass media
  • Riattivare l'iniziativa della comunità colpita
  • Valorizzare le risorse delle persone di ogni età
  • Il soccorritore deve prendersi cura di se stesso
  • L'intervento psicologico indiretto e integrato
  • L'intervento psicologico diretto dei professionisti

1. La sofferenza non è una malattia
LEZIONI APPRESE: le sofferenze, le paure, le emozioni, i comportamenti dei sopravvissuti alle catastrofi non sono malattie da curare ma reazioni necessarie per ritrovare un nuovo equilibrio.
RACCOMANDAZIONI: si deve passare ad un modello prevalentemente centrato sulle potenzialità adattative ed evolutive sia degli individui che dei gruppi, che della comunità.
2. Il lutto deve fare il suo percorso
LEZIONI APPRESE: il lutto per la perdita delle persone care, dell'abitazione, delle proprie cose, delle strutture simboliche del proprio paese, deve avere un suo tempo psicologico per essere elaborato.
RACCOMANDAZIONI: favorire il recupero immediato delle modalità più consone alle tradizioni religiose e culturali del luogo per celebrare i riti del lutto, favorendo successivamente l'attivazione di gruppi di automutuo aiuto e di elaborazione psicologica anche con esperti della psiche.
3. Un po' di pudore da parte dei mass media
LEZIONI APPRESE: il ruolo dei mass media appare fondamentale in tutte le fasi di una catastrofe sia per le funzioni di informazione alla popolazione colpita che per la mobilitazione della rete di solidarietà. Gli aspetti critici sono collegabili ad un eccesso di intrusione che crea disturbo ai sopravvissuti nelle fasi di sbigottimento e del dolore.
RACCOMANDAZIONI: orientare il mondo dei mass media ad una collaborazione con la Protezione Civile per le fasi di prevenzione e di informazione nelle situazioni di rischio e di intervento. Favorire la costruzione di un “codice di comportamento” in caso di catastrofe per gli operatori dell'informazione.
4. Riattivare l'iniziativa della comunità colpita
LEZIONI APPRESE: dopo la catastrofe appare fondamentale al riequilibrio psicologico delle persone, riattivare la ripresa della attività routinarie della comunità, come la scuola, i servizi sociali, le attività commerciali.
RACCOMANDAZIONI: le iniziative per la ripresa della vita della comunità devono essere discusse e condivise fin dall'inizio con i leader della comunità e il coinvolgimento dei leader informali, dando significato anche psicologico alle attività che si devono intraprendere a favore non solo degli individui maggiormente colpiti, ma anche dell'intera comunità.
5. Valorizzare le risorse delle persone di ogni età
LEZIONI APPRESE: i cambiamenti di luogo, di tempo, di ritmo e di modo di vita che seguono le catastrofi, permettono alle persone di ritrovarsi per molto più tempo sia all'interno della famiglia che del vicinato.
RACCOMANDAZIONI: la vita comunitaria in stato di emergenza va gestita con sensibilità e professionalità, permettendo ai genitori di stare con i bimbi ma anche da soli, agli adolescenti di essere protagonisti nell'aiuto agli altri, gli anziani di sorreggere e di essere sorretti. La gestione di un accampamento richiede una preparazione organizzativa ma anche psicologica da parte dei responsabili e degli operatori di soccorso che condividono la situazione d'emergenza.
6. Il soccorritore deve prendersi cura di se stesso
LEZIONI APPRESE: il coinvolgimento emotivo, le lunghe ore di lavoro, la fatica, le delusioni, le incomprensioni, i contrattempi organizzativi e le competizioni, possono stressare il soccorritore, riducendone l'efficacia dell'intervento, la motivazione, l'equilibrio relazionale e personale.
RACCOMANDAZIONI: oltre alle normali attenzioni regolate dalle istituzioni di riferimento (formazione, turni di riposo, alimentazione ecc) sono utili anche i debriefing psicologici con esperti del settore.
7. L'intervento psicologico indiretto e integrato
LEZIONI APPRESE: il lavoro di soccorso (salvare la vita, proteggere, accudire, medicare, alimentare ecc. ) implica di per sè l'esercizio di un sostegno psicologico indiretto perché contribuisce a dare sicurezza e fiducia alle persone in pericolo e perché crea relazioni che alimentano il coraggio e la speranza di riuscire.
RACCOMANDAZIONI: si devono favorire nei soccorritori non professionali le conoscenze e competenze psicologiche di base attraverso la selezione, la formazione, l'organizzazione, la supervisione professionale. Gli operatori devono fare il loro lavoro e non diventare piccoli psicologi.
8. L'intervento psicologico diretto dei professionisti
LEZIONI APPRESE: le esperienze di questi anni hanno dimostrato come si debba caratterizzare il contributo degli psicologi in caso di catastrofi: con una presenza reale nel livello sia organizzativo che dell'opera di soccorso, con una integrazione alle squadre di intervento, con la funzione di dare spazio al pensiero nell'ora dell'attivismo, di dare valore alla relazione nell'ora del dolore, di dare senso alle azioni simboliche e alle risorse interiori sia individuali che comunitarie nell'ora della disperazione.
RACCOMANDAZIONI: l'efficacia della presenza dell'operatore psicologico nello scenario delle catastrofi si deve distinguere:
  • per un modello che attinga ai fondamenti della psicologia di base e applicata;
  • per una attitudine ad operare anche al di fuori del setting ambulatoriale con generosità e creatività;
  • per una conoscenza del contesto organizzativo della macchina dei soccorsi e una disponibilità ad integrarsi con gli altri soccorritori;
  • per un addestramento al mantenimento della giusta distanza o giusta vicinanza nei confronti delle persone;
  • per l' equipaggiamento di tecniche che attinge alla psicologia sociale, clinica, culturale e di comunità etc.;
  • per la disponibilità alla supervisione;
  • per una chiara collocazione funzionale, logistica, professionale nell'organizzazione decisa dalle istituzioni di riferimento

Associazione ONLUS iscritta al n°315 dell’elenco regionale delle Associazioni di volontariato di Protezione Civile ex L.R.64/86 ed al n°761 del registro generale delle Organizzazioni di Volontariato della Regione Friuli-Venezia Giulia ex L.R.12/95